Il Piave mormorò: non passa la Fornero! (?)

Non esiste alcuna “battaglia” sull’articolo 18. O davvero ci vogliamo convincere che in un paese come l’Italia, oligarchico, politicamente chiuso e statico, esistano davvero spazi per trattative, prove di forza, accordi che non siano già scritti in precedenza e sui quali si ciancia per settimane a puro beneficio mediatico e di consenso?

E se mai questa battaglia esistesse, sarebbe già persa in partenza, perché tra tutti i problemi che gli italiani hanno (o sentono di avere) quello dell’articolo 18, e dello Statuto dei lavoratori in generale, sembra solo uno dei tanti. La sensazione, giusta per quanto forse ancora non espressa in modo “sociale”, è che la legge non basta. E questa sensazione si trasforma quasi in un odio nei confronti di queste leggi, acuito dalla consapevolezza arrabbiata dei molti che le garanzie non le hanno mai conosciute. Hanno buon gioco i vari personaggi, come Alfano e Casini, a sfoderare un bel sorriso nel dichiarare che la riforma va bene. Non tanto e non solo perché (com’è ovvio) hanno abbastanza soldi in banca per poter vivere da ricchi finché non schiattano come tutti gli altri; e non solo perché, com’è altrettanto ovvio, non sono certo le loro parole più o meno accondiscendenti a cambiare il corso degli eventi. Ma anche perché sono consapevoli di non perdere consensi in questa “battaglia” che la “controparte”, l’elefantiaca CGIL e il grottesco PD (con tutto il codazzo più o meno socialdemocratico al seguito), ha come al solito impostato in stile “trincea”, con l’articolo 18 ultimo baluardo di un qualcosa che esiste solo, e sempre meno, nei loro slogan elettorali.

Che il cosiddetto centrosinistra non possa dare a vedere di rilassarsi è normale: il suo elettorato, che è poi l’elettorato per antonomasia, quello che benpensa, sui mutevoli umori del quale si giocano tutte le battaglie per il consenso, ha ancora ben stampato nella sua testa l’accordo costituzionale. Quel mirabile (seppur discutibile in alcune parti) compromesso tra partiti di massa che in quel progetto avevano investito tutto. Ora quel progetto non è fallito, né ha dimostrato in maniera palese la sua fragilità; è semplicemente finito, concluso per mano di chi ha fatto uso, da perfetto spin doctor, di tangentopoli e della “fine delle ideologie” per confezionare il sistema politico che ho descritto nelle prime righe di questo articolo.

Ed è quindi chiaro, per tornare all’elettorato “bene”, che esso non potrebbe mai tollerare di vedere i suoi beniamini, già spesso criticati per il poco impegno messo sul campo, sorridere anch’essi a 32 denti di fronte a cotale offesa dei diritti sanciti 40 anni fa. E quale miglior modo, per i beniamini di cui sopra, di inscenare una battaglia che dia l’impressione della pugna verace, senza però alcuna possibilità di smuovere foglia senza l’imprimatur dall’alto? La battaglia di trincea, quella che agli occhi appare più sanguinosa, dove si radunano masse copiose da fotografare e mettere in prima pagina ad uso e consumo della Repubblica e dell’Unità.

Questo scrivo, il giorno 2 aprile 2012. Non escludo che i fatti mi possano smentire domani o dopo. Ma ne dubito.

N.B. Nello scrivere ho tratto ispirazione da due (incolpevoli) articoli:

No Tav e lo spazio comunicativo delle istituzioni di Gherardo Bortolotti

Note a margine dell’articolo 18 di Sandro Moiso

che vi consiglio caldamente di leggere!

11 comments

  1. Egregio amico, ho apprezzato, come già sai, questo tuo intervento.
    Credo tu abbia toccato indirettamente il tema del “ruolo” all’interno del gioco politico. Il ruolo ricoperto dal PD e dalla CGL è quello di un giocatore vecchio e pigro che tenta di stupire i propri tifosi più con la propria presenza in campo che con delle vere e proprie azioni. Ho come l’impressione che tutta la politica contemporanea si svolga sul piano della presenza senza la sostanza. Ovvero: esserci, non importa come e perché.

  2. Non so quanto sia impossibile.. Certo il fatto che sia una lotta locale che mette in crisi buona parte della legittimità dello Stato fa pensare che per quest’ultimo sarà una questione di principio.. Ma si può sperare che dopo aver regalato un pò di soldi in appalti e altre ruberie si sgonfi tutto. Tra l’altro, non escludo neanche che sull’articolo 18 alla fine ci possa essere una classica vittoria di Pirro..

  3. sulla novità e l’importanza del movimento in val di susa sono d’accordo. tanto più che è veramente impressionante la capacità di aggregazione e radicamento che ha avuto come anche l’investimento in prima persona che chi vi partecipa ha messo in campo. rimane il fatto che davvero è una lotta quasi impossibile da vincere (eppure sta durando, su questo non ci sono dubbi).

  4. Ho parlato di sistema oligarchico chiuso proprio per questo: un complotto presume qualcosa di esoterico, come un potere che va al di là di ogni immaginazione, ma qui siamo solo in presenza di “pochi” che in questo momento stanno ben sfruttando una situazione per il proprio consenso personale. Senza dimenticare che, se possono permetterselo, è solo grazie alla nostra incapacità di uscire dalla condizione mentale di semplici “elettori” nonché fruitori spesso acritici di giornali “buoni” come i già citati Repubblica eccetera. In Val di Susa si è scardinato questo gioco colpendo fisicamente il vero nocciolo della questione, la legittimità dello Stato e del suo dominio sulle vite delle persone. Credo sia la vera big thing dei nostri tempi, come pratica e anche teoria politica..

  5. è vero. è un rischio effettivo e ricorrente. l’importante, credo, sia mantenere un buon equilibrio tra sapere che non può esistere un “complotto” e ricordare che la gestione dei media e dell’opinione pubblica è un capitale troppo importante per lasciarlo ad una specie di spontaneismo.

  6. Vero. Avevo perfino visitato il sito di senzasoste.it, la prima volta che l’ho letto.. Poi mi son dimenticato! In ogni caso dò gran merito a te di averlo segnalato su nazioneindiana.. Thanks per la visita, l’argomento (potere-comunicazione-consenso) è sempre molto interessante ma si sta sempre in bilico sul bordo del complottismo..